Molto più di calci e pugni

Ultima modifica: 23 Aprile 2026, 16:10

Sono sempre stato un appassionato di videogiochi. Da piccolo mi sedevo a fianco a mio padre a fissare quei pixel che, cambiando colore con una sorta di magia nera, davano l’impressione del movimento. Potevi praticamente contarli quei pixel, ma la qualità grafica non importava: era magia.

Quando sei ragazzino trovi sempre delle ore per sederti davanti allo schermo e muovere con abilità una manciata di pixel, ma più cresci e meno tempo hai. All’inizio ritagli una manciata di tempo fra un compito scritto e l’altro (a discapito del compito), poi i compiti di matematica e italiano lasciano il posto all’esame, alla tesi, al lavoro, alla vita sociale, lontano da quella sedia e da quello schermo.

Io mi trovo proprio lì, in quel punto, strattonato fra le ore di lavoro e gli impegni che, ineluttabili, sopraggiungono. Ma a me piacciono i videogiochi. Non è una fase, non mi passerà. Quindi cosa posso fare per trovare piacere nel videogiocare, ma con meno tempo fra le mani?

Fra tutti i giochi uno in particolare mostra una certa longevità. Vuoi per il suo look punk che se ne frega delle regole, o per l’inevitabile attrazione dell’essere umano verso la violenza, sono anni che questo videogioco non molla e anzi attrae sempre più persone. Sto parlando di Tekken, uno dei Signori del genere Picchiaduro.

Voglio parlarne perché, che ci crediate o meno, dietro a quei calci e pugni ho trovato molto di più che una semplice dose di adrenalina.

Tutto cominciò appunto quando ero piccolo, non ricordo quanti anni avessi. Mio zio mi regalava sempre dei raccoglitori pieni zeppi di dischi DEMO per Playstation 1, numerati e colorati tutti diversi. Era incredibile. Ogni cd conteneva una manciata di giochi nuovi nella loro versione DEMO. Erano perciò copie incomplete del gioco, ma al piccolo me dell’epoca non interessava. Quello che volevo erano solo nuovi pixel che si muovessero sul mio schermo, sparati dal tubo catodico. Ricordo ancora la sensazione dell’elettricità statica che, avvicinando il braccio allo schermo, mi faceva rizzare i peletti appena nati. Ero un poppante felice.

Dentro uno di questi cd c’era una DEMO di Tekken 2. La avviai. Wow, premevo dei tasti e questo ninja cibernetico con una spada di nome Yoshimitsu cominciava a muoversi e a fare cose, a teletrasportarsi mentre vibrava fendenti implausibili contro un tizio con i capelli biondi pettinati a colonna. Incredibile. Era davvero magia.

All’epoca non mi interessava assolutamente capire la logica di come i miei input facessero muovere il personaggio, mi interessava solo premere tasti e vedere cose. Passai ore davanti a quella DEMO.

Nel paese dei miei nonni ho sempre avuto un amico, Gianluca, che essendo più grandicello aveva sempre l’ultima novità videoludica. Non riesco ad esprimere con le parole quanto il me di allora fosse felice quando Gianluca mi chiamava per invitarmi. Fu lì che provai il gioco completo. Tekken completo, con tutti i personaggi. Era un mondo nuovo, gigantesco, contenuto in un disco. Provai anche i nuovi Tekken man mano che uscivano e ogni iterazione del franchise era sempre più folle e smisuratamente bella.

Negli anni cominciai ad andare sempre di meno da mia nonna. Non sono stronzo, ci vado ancora eh. Semplicemente, alle scazzottate si è aggiunto qualcosa: la vita.

Sono passati gli anni e anche io ho cominciato a potermi permettere nuove console e piattaforme su cui giocare, ma Tekken è rimasto solo un ricordo, fino a poco tempo fa. Come mai? Beh, per giocare serviva essere in due e per tutta la mia adolescenza non ho avuto amici che condividessero la mia passione videoludica con il mio stesso ardore.

Ormai 6 anni fa, subito dopo il COVID, andai a vivere da solo. Misi da parte dei soldi ogni mese e mi comprai una Playstation 5. Fu in quel momento che Tekken si ripresentò alla mia porta. Ora non avevo solo un amico con cui giocare: avevo tutto il mondo, online.

Questa volta però non mi è bastato premere tasti e vedere cose per accontentarmi. Ora sono più grande. È ora di imparare davvero a giocare a questo maledetto gioco. Il famoso Youtuber e divulgatore videoludico Sabaku No Maiku trasmetteva in live intere sessioni di coaching mentre imparava da Baron, giocatore professionista di Tekken, ad usare Dragunov, uno dei personaggi disponibili nel roster. Fu proprio così che scelsi il mio MAIN: il personaggio con cui diventi competente, di cui imparerai i movimenti, le mosse, le combo. Ora non stavo più premendo i tasti a caso. Ora tutto aveva un senso. E la cosa migliore? Un’ora di gioco è più che sufficiente per divertirti. È facile, veloce, accendi e in due minuti sei a tirare cazzotti.

Giocai a Tekken per qualche mese con soddisfazione, ritrovando quella gioia che ormai pensavo perduta. Cominciai ad allenarmi con una persona che giocava da Tekken 7 e mi diede modo di approfondire le meccaniche di combattimento, facendomi capire che in realtà avevo solo iniziato ad esplorare la tana del Bianconiglio.

Poi, esattamente come era rientrato nella mia vita, Tekken ne uscì. La motivazione era la solita: ero solo. Nonostante io potessi giocare online con un numero pressoché illimitato di persone, dopo poco tempo cominciarono ad essere nient’altro che un nome_utente sotto la barra della salute. Mi mancava l’umano. Così lo lasciai da parte.

Da ormai più di un anno la mia cerchia di amici si è espansa e ho avuto la fortuna di incontrare persone fantastiche. Veri nerdacci, come me. Insieme abbiamo cominciato ad organizzare varie attività: giochi di ruolo, giochi da tavolo, serate cineforum, di tutto e di più.

Ebbene… proprio ad una di queste serate cineforum, il mio amico Marco pronunciò delle parole che ad oggi definirei pericolose.

“Zubi, ho iniziato a giocare a Tekken, dai vieni a giocare anche tu.”

All’inizio rifiutai, conscio del fatto che quel gioco richiede un grande sforzo di apprendimento costante per ottenere risultati. Bisogna allenarsi su Tekken, bisogna studiare, bisogna capire quale pugno sia il più veloce per poter contrastare quella cazzo di mossa apparentemente incontrastabile. Poi me lo chiese ancora, e ancora, e ancora. Toccava riprendere in mano il controller.

Ho ricominciato a giocare e questa volta non sono solo. Mi diverto come un bastardo.

Ad una serata di compleanno ho fatto il bellissimo errore di portare la mia Playstation 5. Il risultato? 15 persone che si contendono il controller davanti ad un proiettore per picchiarsi con questi avatar vestiti in modi discutibili. Tutti insieme. Dopo quella sera credo che 7 persone abbiano comprato una copia di Tekken 8. Ora ogni fine settimana ci ritroviamo, seduti fianco a fianco, a giocare tutti insieme, a darci consigli, a commentare e a prenderci per il culo.

Proprio per questo dico che Tekken può essere molto più che semplici calci e pugni. Può essere uno strumento per la collettività, per la sana competizione fra amici (a volte non troppo sana), per passare una serata lontano da quel grumo grigio che è la routine.

Tutto questo grazie a dei pixel.

Voi direte “Ci sono tanti modi per stare insieme e passare una serata fra amici”. Sì, avete ragione. Ma lasciatevelo dire… questo è un modo maledettamente divertente per farlo.

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