Diario di bordo galleggiante [DREDGE]

Ultima modifica: 29 Aprile 2026, 00:23

Questo articolo viene aggiornato integrando mano a mano nuove pagine di diario.
Le più recenti verranno visualizzate in fondo alla pagina.

N.d.a.

Lista pagine:

Giorno 6
Giorno 14
Giorno 32
Giorno 37
Giorno 49

IIII I Diario di bordo, Giorno 6

Da poco meno di una settimana navigo in queste acque desolate, avanti e indietro tra le isole cercando di resistere alle tenebre che le avvolgono.

Non saprei dire il motivo per cui mi trovo in questo arcipelago, ma adesso che sono qui sento di non potermene andare.
Di non volermene andare.

Queste acque sono tanto misteriose ed inquietanti quanto piene di tesori. L’oscurità notturna sibila strane forme e parole nelle menti di chi ancora veglia.
Certe volte mi chiedo se sto ancora sognando, ghermito dalle onde che cullano il mio piccolo peschereccio.

Sono sveglio..? Quanto tempo è trascorso?



Tanti tesori sommersi quante terrificanti aberrazioni marine risalgono da questi oscuri fondali, quasi fossero legati da un crudele destino comune.
A volte mi trovo a confondere la gioia con il disgusto. Questa sensazione mi suscita una viscerale attesa spasmodica verso la prossima preda cattura.



Due giorni fa ho aiutato una giovane fotografa a riottenere parte della sua attrezzatura trascinata dalla corrente su un isolotto desolato. Ho riconosciuto nei suoi occhi affamati la scintilla di una mente ancora assennata, cosa di cui pochi locali possono ancora vantarsi.

Per ringraziarmi mi ha donato una piccola macchina fotografica e mi ha descritto alcune singolari creature marine che vivono nelle isole circostanti.

Sento una strana affinità con questo strumento… d’altronde catturare è il mio mestiere.
Ho deciso di sfruttare le circostanze e documentare questa mia nuova vita.


P.s.
Gli ultimi giorni mi sono sentito strano, mi auguro che tenere questo diario possa servire a qualcosa.




IIII I

IIII IIII IIII Diario di bordo, Giorno 14

Questa macchina fotografica si sta rivelando la mia ancora di salvezza.
Avere qualcosa con cui distrarsi a quanto pare è fondamentale in mare aperto, a maggior ragione in questo arcipelago pieno di stranezze.

Devo aver cominciato a perdere lentamente la bussola nei giorni passati, ma le immagini che catturo mi stanno aiutando a tenere salda la presa sulla realtà che mi circonda.

Mi sembra quasi di possedere la luce degli astri in cielo.



Sento lo spirito della cattura crescere sempre più dentro di me.
Non voglio fermarmi.




IIII IIII IIII

IIII IIII IIII IIII IIII IIII II Diario di bordo, Giorno 32

Il commercio va finalmente a gonfie vele!
Dragando le profondità ho riportato alla luce tesori di gran valore, che uniti al mio pescato sempre fresco mi hanno fruttato una quantità di denaro inaspettata.

Devo anche riconoscere a me stesso che l’idea di investire immediatamente in nasse più robuste si è rivelata, alla lunga, davvero lungimirante. I crostacei abbondano sui fondali poco profondi e fruttano belle somme, soprattutto certi esemplari dall’aspetto più alieno del comune.



Ho reinvestito i miei guadagni per rimettere in sesto la mia barchetta. Ho fatto apportare alcuni miglioramenti al bacino di carenaggio di Midolla Maggiore in modo da rendere le mie giornate sempre più efficienti.

Non saprei dire se è merito di questo aggeggio [ o’°] ma è certamente fonte di una corrente energica che mi stimola come la scossa di un’anguilla che si dimena alla mia lenza.



Devo ricordarmi di passare a ringraziare la fotografa.




IIII IIII IIII IIII IIII IIII II

IIII IIII IIII IIII IIII IIII IIII II Diario di bordo, Giorno 37

Ogni giorno che passa si amplifica una sensazione di vuoto che avvolge i miei primi giorni in questo arcipelago. Devo avere fatto qualcosa che non ricordo nei giorni successivi al mio naufragio.
Ne sono convinto.

Eppure la nebbia che di notte insidia queste acque sembra essersi infiltrata lentamente nella mia testa, intorbidendo i miei pensieri. Più mi sforzo di ricordare, più sento stringersi e scaldarsi un nodo allo stomaco di cui non comprendo l’origine.



Rimpiango di non aver iniziato a tenere questo diario sin dal primo giorno di permanenza qui, ma ormai è inutile rimpiangere il passato.



Le creature deviate sembrano essere inoffensive se maneggiate con cautela. Provo una Non provo orrore nel catturarle, l’importante è non perdersi per troppo tempo nei loro occhi sbarrati, tetri come gli abissi marini più profondi.
Ad ogni modo, questa fauna peculiare frutta non poco denaro, per cui cerco di non lamentarmi.



Sto cominciando a spingermi verso acque più distanti. Il peschereccio regge bene le onde dopo le ultime migliorie.




IIII IIII IIII IIII IIII IIII IIII II

IIII IIII IIII IIII IIII IIII IIII IIII IIII IIII Diario di bordo, Giorno 49

Ho perso il conto di tutte le prede che ho catturato. Di tutti i relitti che ho ispezionato. Le correnti che ho solcato. Le nasse raccolte. Gli scogli evitati.
Non riesco più a quantificare il numero di aberrazioni che ho guardato agonizzare nella stiva del mio peschereccio.
Lo schiocco tagliente delle loro zanne mi perseguita persino di notte.
Quand’è stata l’ultima volta in cui ho avuto sogni sereni?

Non riesco… non riesco a dimenticare…



Come può un Pesce Vela incutere tanta… Essere così…
Non ci riesco… Come…
Cosa ho fatto…



Era lì, steso a terra. Il suo corpo pallido come la Luna era scosso da tremori irreali e ritmati, come se al suo interno qualcosa volesse liberarsi.
le fauci spalancate, costellate da denti affilati quanto sciabole, producevano un anelante sibilo che tagliava in due il velo di nebbia circostante.
Un rivolo di liquido viscoso e scuro come la notte macchiava lentamente le assi della stiva.



Guardavo il mostro, in preda ad euforia e orrore.
Mi sono avvicinato, come stregato da quella melodia maledetta.
Ho fatto scivolare le mie dita tremanti sulle scaglie della creatura. Pulsando rivelavano vescicole fetide e mature, quasi vive.



Il mio cuore batteva sempre più in fretta. Si stava sincronizzando a quello della creatura.
Sembrava che non volesse morire, ma i suoi occhi vitrei e scarlatti raccontavano un destino ben più crudele della morte.
Ho fatto l’errore di fissarli troppo a lungo…



Ho avvertito per un attimo la mia mente scivolare in un abisso dimenticato, poi più nulla.
In preda ad una cieca follia, devo essermi avventato sul corpo e…
E…

Non è possibile…



Ho riacquisito i sensi, questa mattina… L’orripilante creatura aveva il ventre completamente aperto, lasciando alle interiora la libertà di spargersi per la mia barca. Gli intestini luccicavano al sole e la carne dilaniata sembrava strappata con violenza.
Il pesce non si muoveva più. Paralizzato dalla paura, mi sono accorto di essere ricoperto del suo sangue scuro e denso.
In bocca, un sapore disgustoso. Nel mio stomaco, stretto in un nodo di terrore, sento leggere convulsioni che non mi abbandonano neanche adesso.
Non posso averlo fatto per davvero…



Ho restituito tutto ciò che rimaneva del corpo agli abissi da cui è risalito.
La carcassa smembrata è rapidamente affondata, lasciandosi dietro una chiazza di sangue nerastro sulla superficie del mare.



Ho scattato la foto qui sotto prima dell’incidente… Spero che, conservandola, si sostituisca nella mia mente a quelle immagini agghiaccianti.
Devo cercare di dimenticare…
Ho paura…





IIII IIII IIII IIII IIII IIII IIII IIII IIII IIII

Leggi qualcos'altro

Spazio Underground

Manifesto (In arrivo)